Lui & Lei
Un regalo di compleanno inaspettato #3
giorgal73
13.04.2026 |
567 |
1
"Traccio con la lingua il percorso tra le piccole labbra e il clitoride, che ora pulsa lucido e teso come una moneta appena coniata..."
«Non resisto più…” mugugno io, e lei: «Devi durare ancora un poco. Il racconto è più bello e interessante se la cosa va avanti. » Sorrido, sento le sue mani scivolare di nuovo sull’asta rigida, la stringe da sotto, la piega in alto e senza avvisare torna a succhiare, stavolta più convinta. La bocca calda, lo stantuffare rapido che sa di infinito, il suono gutturale di saliva che scivola e avvolge. Poi rallenta, mi accarezza le palle con dolcezza diversa: la lingua danza, gira sui primi peli neri che stanno ricrescendo, le dita lasciano segni bianchi impressi nella pelle.Cado in trance ipnotica: non sento più il fruscio argentino della doccia né il vapore che appanna lo specchio, solo il risucchio umido e costante e il respiro alterno che arriva dalla sua bocca calda, solo il piacere che va e viene a ondate elettriche che mi percorrono dalla base della spina dorsale fino alla nuca.
La prima ondata di piacere mi rapisce l’anima come una marea improvvisa, tiro la testa all’indietro con violenza, la schiena che s’irrigidisce al punto da sembrare un ramo di quercia strappato dal vento d’autunno. Gioia capisce il mio limite, rallenta con sapienza da amante esperta, succhia la punta gonfia con piccoli colpi circolari di lingua vellutata, poi mi lascia andare di colpo con un suono bagnato: respiro a pieni polmoni l’aria densa di vapore, il cuore che pompa disperato contro la gabbia toracica.
Non so che farne delle mani, allora mi appoggio alle pareti lisce del box, sento la pelle bagnata che scivola su quella delle piastrelle come una nave su mare calmo. Gioia resta lì, mi abbraccia da dietro, la sua guancia premuta perfettamente tra le scapole, le braccia che mi avvolgono. Per lunghi secondi non dice niente, lascia solo che il corpo trasmetta tutto quello che le parole rovinerebbero.
«Stavo per godere, sei perfida»
Quando i nostri occhi s’incontrano nello specchio appannato, mi fa una linguaccia, come per dire “non ho finito”, poi ride basso.
«Ti piacciono i colpi di scena?» mormora, prendendo tra le dita la mia asta ancora rigida, accarezzandola con una lentezza scientifica, quasi la volesse studiare a memoria. «Mi piace lasciarti senza respiro.»
È una frase che ci starebbe da dio in bocca a una delle mie protagoniste, tipo Federica - e mi viene naturale dargliela per buona, cucirla addosso come una cucitura segreta. Da spettatore osservo Gioia spalmare la schiuma su di sé, le mani che salgono lungo i fianchi, si aprono a ventaglio sulle costole, poi coprono i seni; ad ogni sfioramento i capezzoli diventano più scuri, più vivi, e io non riesco a staccare lo sguardo. Lei mi invita ad avvicinarmi con un cenno lento del mento.
«Puoi toccarmi anche tu. O non osi?»
Sfioro la sua pelle, ruvida e vellutata, ogni poro carico di adrenalina; una mappa del tesoro carica di desiderio e sapone, e io che non so più dove finisce il bisogno e comincia la curiosità. Le metto le mani sui fianchi, la pelle ballerina sotto le dita, calda e nervosa come se anche le mie mani fossero una spugna di piacere. Gioia si stringe contro di me, la doccia che grida dal soffione un applauso di vapore, la nostra bolla di piacere che cancella ogni stanza, ogni orologio, ogni scadenza di calendario.
Quando il mio palmo la trova tra le gambe, non c’è niente che sembri più naturale. Le dita scorrono sulla carne liscia e già umida, il pube quasi senza peli, il solco che pulsa sotto il mio tocco. Gioia ansima appena, la voce si perde nel vapore come una nota segreta; poi mi guida la mano con la sua, decisa, e io sento il calore tra le dita che mi brucia il cervello. È liscia, stretta, caldissima, le piccole labbra che si aprono, il clitoride teso come un seme che spacca la buccia al primo sole di primavera. La accarezzo lento, quasi a voler capire dove finisce lo spazio e cominciano le sue vibrazioni, e lei si appoggia contro di me, il seno schiacciato sulle mie scapole, il respiro che scalpita lungo la colonna.
«Continua…» geme, che pare un’eco maestoso nel box doccia. Allora approfondisco il movimento, cerco il ritmo che la fa reagire, e lo trovo subito: basta un mezzo giro di polpastrello, un po’ più di pressione, ed è come se il tempo si fermasse lì, nel punto esatto dove la mia mano si fonde con la sua voglia. Lei mi prende il polso, se lo porta più su, mi obbliga a fermarmi un istante. Poi si gira, fa qualche passo all’indietro, una pantera che sa esattamente dove vuole andare. Inarca la schiena finché il sedere mi si schiaccia sulla pancia.
Questa volta è il mio turno di inginocchiarmi. Affondo la faccia tra le sue cosce, il sapone appena diluito dall’acqua calda che mi pizzica le narici, ma c’è anche il profumo più denso e salato della sua pelle, della voglia che trabocca anche prima di toccarla. Gioia si apre per me senza remore, i muscoli delle cosce che ballano sotto il mio palmo, e la superficie setosa delle grandi labbra che si incollano alla mia bocca come una frutta esotica troppo matura. Le do un assaggio prima delicato, poi mi lascio sfuggire la lingua, umida e curiosa, che la esplora dapprima lieve, poi con piccoli colpi, decisi, come mordicchiare la conclusione di una parola proibita.
Lei si piega ancora di più in avanti, le mani piantate sulle ginocchia, il respiro che si fa corto e frastagliato come scarti di carta velina gettati sul pavimento. Uno spettacolo davanti ai miei occhi, un culo meraviglioso e una figa golosa per me.
Non bado ai dettagli estetici: non mi interessa se il mio naso è risucchiato dalle dolci colline e non ho fiato, se il sapone riga le mie guance, se sto tremando tanto anch’io. Sono affamato, e ogni secondo rubato al suo gusto mi sembra un delitto. Traccio con la lingua il percorso tra le piccole labbra e il clitoride, che ora pulsa lucido e teso come una moneta appena coniata. Mi interrogo su quanto possa resistere, cercando di dosare la pressione per farla restare un po’ qui con me, in sospensione, invece che perdere tutto in una scossa e lasciarsi andare.
Capisco che non vuole rallentare, quindi affondo. Succhio, lecco, affondo il mento e stringo le labbra sopra la cupola sensibile, e la sento scattare come una preda che cade nella tagliola. Gioia geme, stavolta senza filtri; un suono basso che mi smuove qualcosa di animalesco, d’antico, e mi fa durare di più questa mezz’ora perfetta. Scivolo avanti indietro col pollice, lavoro con la lingua su e giù come avessi imparato soltanto ora la necessità della fame, poi sollevo la testa, vorrei ammirare il suo viso, vedere la beatitudine dipinta su di lei, ma da questa posizione posso solo godere della sua femminilità e me lo farò bastare.
La sento tremare lievemente sotto la lingua, un fremito che parte dal centro e si propaga come un’onda sismica attraverso le sue cosce. Spinge il suo sedere contro la mia faccia con un movimento fluido e deciso, facendomi perdere l’equilibrio. Scivolo sulle piastrelle bagnate e cado all’indietro, l’acqua della doccia che mi colpisce gli occhi. Lei non si cura della mia goffaggine, anzi ne approfitta per sedersi sul mio viso con grazia felina, le ginocchia che premono contro le mie orecchie. La sua fica, calda e pulsante, mi toglie il respiro in ogni senso - fisicamente, schiacciandomi le narici, e metaforicamente, annebbiandomi la mente con il suo profumo intenso di muschio e sale. Si piega lievemente in avanti e la sua bocca mi cattura nuovamente.
Per un po’ riesco solo a restare lì sotto, il viso sommerso dal calore liquido di Gioia, la lingua che danza tra le sue pieghe e la bocca piena della sua fame. Lei non vuole rallentare nemmeno un secondo: usa il mio viso come appiglio, piega le ginocchia finché le ossa fanno crack sulla mia mascella, dondola il bacino su e giù come una danzatrice con lo stipendio a cottimo. Ogni tanto si ferma sopra la lingua, a godere della vibrazione che percorre la mia laringe; si concede una pausa giusto per spingere più in fondo il suo culo sui miei zigomi e darmi anche l’ultima goccia di sé. Il profumo della sua pelle cambia in pochi minuti: prima fiorito e fresco, ora più animale, un misto di bagnodoccia e pulsazione di piacere. Prendo piccoli respiri ogni volta che la bocca si svuota un po’, e ad ogni boccata sento anche l’odore della mia eccitazione, del sapone che si dissolve e del tempo che s’impiglia tra i peli ricci delle sue ascelle e il buio tra le sue gambe.
Intanto lei non smette di succhiarmi, la testa avvitata sopra Little Joe come se davvero volesse scoprire quale magia si nasconde al centro. La suzione ora non è più prudente: Gioia accelera, il ritmo si fa ossessivo, la lingua pigia contro la parte inferiore del glande, le labbra le corrono dietro come una scia di fuoco.
Parte 3 di 4 - Continua
*** Note ***
Era da parecchio tempo che non avevo avventure così vive e personali da raccontarvi. Un po’ per colpa mia, un po’ perché l’universo sembrava essersi preso una lunga pausa dai miei desideri. Ma ho imparato ad avere pazienza… e quando meno te lo aspetti, arriva il regalo perfetto.
Quest’anno, per il mio 53esimo compleanno, l’universo mi ha fatto un omaggio davvero speciale: una ragazza dal corpo da peccato e dal desiderio sincero, che ha trasformato un innocente massaggio termale in un’esperienza calda, bagnata e indimenticabile.
Gioia, ovviamente, non è il suo vero nome. Ho modificato alcuni dettagli del suo aspetto per rispettare la sua privacy, ma quello che non ho cambiato – e non avrei mai potuto – è la sua femminilità prorompente, la sua pelle morbida che scivola sotto l’acqua, la sua voce roca mentre gemeva e quella fame di piacere così naturale, calda e travolgente.
La cosa più eccitante di tutte? Anche lei è una lettrice abituale di questo sito. Chissà, forse sta leggendo queste righe proprio adesso, con un sorriso malizioso sulle labbra e le gambe ancora un po’ deboli al ricordo di quella doccia. Gioia, se passi di qua… sai già cosa fare. Un commento, una foto, il tuo annuncio… sarebbe un regalo bellissimo per tutti noi.
Nel frattempo, ho già in mente di coinvolgerla in qualcuna delle mie scorribande estive. Il Club di Minerbio è già in cima alla lista: sono convinto che quest’estate tornerà a essere il palcoscenico perfetto per nuove storie bollenti, ancora più spinte.
Per il momento vi saluto, lettori, ancora con il calore della sua pelle bagnata addosso e il suo respiro spezzato nell’orecchio.
Se questa storia vi è piaciuta, fateci un grande regalo: lasciate un commento caldo e un bel mi piace. Sapete quanto mi fate felice… e soprattutto quanto potrebbe piacere a lei.
Chissà. Magari questo è solo l’inizio di una nuova stagione di racconti molto, molto bollenti.
A prestissimo.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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